Categorie
Emozioni Esperienze Il mio lavoro coi ciuf ciuf Lorena Chiara

Una vita sotto a un treno

Domenica 01 luglio 2012

Sono sul FrecciaBianca per Lecce 9823 da Milano a Pescara come CST (Capo Servizio Treno).

E’ il primo giorno del mese, l’ultimo giorno della settimana, siamo praticamente all’inizio del secondo tempo di un momento sportivo molto importante: Italia-Spagna.

Tu ti stai preparando per.. Sei là sulla banchina di quella stazione deserta di Marzocca… Chissà quanti pensieri ti stanno frullando ora per la testa, chissà cosa starai provando… Solo tu lo sai e mai ci sarà dato saperlo… Intanto, stai scrivendo quella frase sullo zainetto, lo stai riponendo con cura là, dove l’ho trovato.. Noi stiamo per arrivare, tutto procede bene da noi. Fuori la gente freme davanti agli schermi d’ogni sorta, tutti a incitare la nostra Nazionale. C’è molta confusione in giro, tanto rumore, trepidazione, finta unità di un popolo che non sento affatto unito.. Sul treno procede tutto regolare, pensa che funziona anche tutto…vuoi mettere??? Avrei potuto gridare al miracolo: il clima di tutte le vetture funziona: Eureka!!! (Certo, i passeggeri scassa-biiiip, che hanno da lamentarsi che qui fa troppo freddo, di là ci sono i pinguini, dall’altra parte c’è la sauna, ci sono sempre, soprattutto quando le cose vanno, ma sorvoliamo ora). C’è poca gente sul treno, eppure non son stata un attimo fermo, ma ben contenta di fare, perché non ci sono situazioni critiche che mi stanno stremando. Sono le 21.30 passate, anzi un bel po’ più tardi, direi. Torno alla vettura 3 in coda per sedermi a compilare un verbale di una cafona russa, che A? stata molto fuori luogo. Intanto, parlo con Danilo, mentre sento tanto rumore, come di sassi che colpiscono la mia vettura e ho subito controllato che i vetri del treno fossero illesi.. Tutto era in ordine, quindi, non ci presto granché attenzione (sarà durante la notte che, parlando con dei passeggeri, che mi raccontano degli stessi rumori, ricollegando pian piano sempre più cose, capisco che quei “sassi” eri tu, sotto il mio treno in corsa. Alle 21.51 suona RFI, il nostro telefono di servizio, con la chiamata di emergenza, a cui, però, non presto attenzione, perché puntualmente non si capisce cosa dicono dall’altra parte del telefono; spesso sono chiamate partite per errore e mai telefonate che riguardino il mio treno e poi non ero il CT, Capotreno, per cui sapevo che se c’era qualcosa di importante, il collega mi avrebbe prontamente allertata. Proseguo con questo verbale o almeno ci tento, visto che grazie a te lo concludo alle 2.45 di notte; non avrò lavorato troppo??? Grazie 😛

All’improvviso, il mio CT, mi travolge nella sua corsa, dicendomi che avevamo appena fatto un investimento. Mollo tutto; lo seguo; arriviamo in testa al treno; il CT è già sceso dal treno e poco dopo lo seguo a ruota. Il CT, uno dei 2 macchinisti e io cerchiamo il tuo corpo. E buio, le nostre strumentazioni per illuminare non illuminano a sufficienza, la lanterna del CT è quasi morta, quindi mi tocca dargli la mia che era l’unica perfettamente funzionante e io mi avvicino di più al macchinista per potere vedere con la sua lanterna, sebbene anche la sua sia sempre più fievole, ma data la situazione, più siamo, più in fretta facciamo. In questi momenti, la rapidità è fondamentale: fosse mai che sei ancora vivo. Purtroppo, scopriremo fra poco che non lo sei affatto.. Sei riuscito nel tuo intento.. Dannazione! Siamo a 1,5 km dalla stazione di Marzocca. Ci chiamano per dirci di arrivare proprio fino alla stazione, allora tutti indivisati, noi 3 continuiamo a camminare sulla massicciata col caldo, col buio, fino alla stazione..1,5 km che sembravano non finire mai.. Non ti troviamo, cavoli, ma dove diamine sei??? Vuoi sapere la verità Ero esaltata nella tua ricerca, perché in quanto capotreno, A? quasi scontato che prima o poi ti capiti l’investimento; in 6 anni non mi era mai capitato e ho pensato che, già che mi era appena capitato, visto che caratterialmente sono molto più forte, meglio ora per questa fase della mia vita, in cui mi sento di poter affrontare anche questo e meglio stavolta che non sono io il Ct, così imparo le procedure, in caso malauguratamente mi dovesse ricapitare ( e non ricapiterà mai più, VERO?????????). Siamo quasi in stazione a Marzocca ed eccoti. Ti vediamo sempre più vicino All’inizio della banchina, ecco il pezzo più grosso di te.. Sei sul binario di sinistra, in direzione di Ancona. Il tuo torace in 3 pezzi.. Ma come sei rigirato??? Il CT trova una delle tue gambe sul binario di destra, questo vuol dire che dobbiamo bloccare la circolazione dei treni su entrambi i sensi. Io trovo il tuo cuore poco più avanti.. Proseguiamo. Hai lasciato ben sparsi i pezzi di te, eh???? Non potevi proprio rimanere composto??? Mamma quanto puzzi, ragazzo mio. Che odore pestilenziale emani da morto. Già era disgustoso così, ma per di più, mi rievochi ricordi poco piacevoli: i miei genitori sono calabresi e come tradizione voleva (meno male che non lo facciamo più da chissà quanto tempo!!!!), a dicembre si ammazzava il maiale e l’odore era lo stesso. Un odore che mi ha sempre fatta stare male, piangevo, quando supplicavo i miei genitori che non mi sfiorassero, tanto mi disgustava quell’odore, che si portavano addosso per tutte le vacanze di Natale. Esigevo che non mi sfiorassero, che non toccassero nulla che mi riguardava, vestiti e posate comprese, ma non capivano, non avevano quella sensibilità. Mi lavavo le mie posate, il mio bicchiere e il mio piatto; tutto. Dovevo esser lasciata in pace. Che schifooooo!!! Quell’odore, il tuo odore, è ciò che mi farò star male da qui in avanti per giorni, direi. Mi è entrato nelle narici, da là non se ne andrà a lungo. Intanto, dalle narici scende anche fino alla trachea, poi alla bocca dello stomaco e ho la nausea, il voltastomaco. Credo che sia la cosa che più mi traumatizzerà da questo episodio, per niente direi i tuoi resti. Sai che mi dicono in più? Non dovevi respirare col naso, è un odore che rimane davvero. Sì, certo, perché mi capita tutti i giorni di respirare aria di morto fresco. Come ho fatto a esser così sbadata e a respirare dal naso? Ma daiiiii.. Aspetta, vedo ancora pezzi tuoi.. Ma è la schiena quella??? Temo di sì.. Eri proprio peloso, ragazzo mio. Caspita, hai invaso ben metà della stazione e anche un po’ verso il treno. Invadente! Aspetta, il collega mi indica qualcosa sulla banchina.. Vado. E il tuo zaino. Ehi, ma.. E riposto con tale attenzione.. Vado per afferrarlo, ma mi fermo per tempo e leggo le tue ultime volontà, scritte sullo zainetto stesso: Voglio esser cremato in cenere. Da quanto avevi premeditato di suicidarti? Da quanto eri là? Ancora non so darti un’età, ma lo zainetto mi fa pensare a un ragazzino, mentre il tuo corpo mi fa pensare che sei un uomo, così ipotizzo che tu abbia tra i 16 anni e i 35. Scoprirò solo poi che sei dell’81, come me, ma parlano di un 30enne, quindi suppongo tu dovessi ancora fare il compleanno. Intanto, il pensiero che tu possa esser un sedicenne, mi fa stare davvero male. Non che scoprire che tu sia più grande mi faccia piacere, ovvio. Ormai ti abbiamo trovato praticamente tutto ed ecco arrivare la Polizia. Rileviamo con loro i pezzi che abbiamo trovato, ma anche loro devono ripercorrere tutto il percorso fino al treno, perché è la prassi e poi vai ricomposto. Il CT mi dice di tornare sul treno, per dare la giusta assistenza ai pochi passeggeri a bordo, così mi volto verso il treno, lasciandomi l’illuminazione alle spalle e mi trovo a sbattermi contro un buio mai più inquietante di quel momento. E’ stato una cosa di pochi secondi: mi giro, il buio davanti a me, il tuo odore dentro di me e il treno così lontano; mi sento tornare piccola, mi assale un’improvvisa forte paura e un unico pensiero: non abbiamo trovato la tua testa e rischio che tornando al treno, sia io a doverla trovare, là da sola nel buio totale, perché la mia lanterna serviva al collega. Tentenno. Mi blocco. Temporeggio, sperando che anche gli altri si avviassero, per potermi unire a loro. Ho temporeggiato quel che basta per sentire dire al macchinista che tornava anche lui al treno, perché aveva lasciato l’altro macchinista sotto shock (poverino, si è visto te buttarti davanti i suoi occhi e si è sentito impotente, sai che frustrazione???). Tiro un respiro di sollievo (non l’avessi mai fatto, perché il tuo odore mi entra più forte dentro..bleah). Appena inizio a camminare col poliziotto, gli dico della paura di trovare la tua testa, nel buio della notte e lui mi tranquillizza, dicendomi che l’avevano già trovata (mi indica con lo sguardo dove) e mi dice che tanto non era rimasto nulla, perché il cranio era tutto storpiato e la velocità del treno aveva risucchiato tutto, sia interno che esterno di quella testa ormai inesistente. Quello stesso poliziotto è quello che mi disse di non respirare col naso.. Se se, aspetta che la prossima volta me lo ricordo; ma vai :-p. Mentre il poliziotto e io camminiamo e gli indico tutti i pezzi tuoi trovati, mi dice che aveva giusto finito di mangiarsi una pizza margherita e rimpiangeva di averla mangiata (mi racconta che ogni volta che gli è toccato andare a trovare i resti di altri suicidi sotto il treno, gli succede puntualmente, dopo aver finito di mangiare; non lo invidio). Arriviamo al treno, apro l’ultima porta del treno e il poliziotto mi aiuta a salire, perché il predellino è là in alto. Il poliziotto sale con me, per dare insieme assistenza ai passeggeri, che erano ancora relativamente tranquilli, perché non siamo stati via molto, anzi, direi che siamo stai abbastanza veloci, fin là e attraversiamo tutte le carrozze per rispondere alle esigenze di tutti. Il poliziotto mi spiega che ci vorrà da un minimo di un’ora e mezza alle tre ore, per tutta la procedura tra arrivo del medico e la parte giudiziaria e, data la sua esperienza in merito, mi dice cosa dire o non dire ai passeggeri per non farli preoccupare. Sono circa le 23, il poliziotto mi lascia per scendere dal treno e mi avvisa che mi chiamerà a breve per aver i dati della locomotiva e quelli dei macchinisti. Lo saluto, chiamo i macchinisti per avere i loro dati, in modo da esser pronta in qualunque momento per la telefonata del poliziotto e sento il macchinista che era rimasto sul treno, piuttosto tranquillo, forse si sta facendo più forza per stare meglio, cerca di ridere e ironizziamo sul fatto che abbiamo entrambi molta fame (avevo fatto colazione alle 10, poi son stata in pista a Monza a vedere le mie amate brum brum girare; a questo giro ci sono le mie bellissime 500 girare e torno mentalmente alla mia infanzia; mi ero portata della frutta per cena, perché avendo sempre zero fame, ero certa che mi sarebbe bastata, ma oggi, non so perché, mi viene una fame improvvisa, appena presi servizio, quindi, tempo di fare partire il treno alle 17.35 e mi divoro quella frutta, prima di andare tra i passeggeri e.. Oh oh, la fame A? ancora forte.. Ma da quando???) e gli dico che avrei proprio voglia di una mega brioche calda ripiena colma colma di Nutella e lui condivide :-p ( riferirò della voglia di questa brioche strabordante di Nutella, che già assaporavo e quello dell’Impianto di Venezia, che è stato molto carino e molto sensibile in quei momenti, mi dice che se fossi stata là vicino, me l’avrebbe portata personalmente, perché conosceva un posto là che le faceva favolose anche a quell’ora (aspetta che la prossima volta dico alla gente di suicidarsi sotto i miei treni, nelle sue zone, così ho la brioche.. Certo, come no :-p).

A un certo punto, comincio a ricevere telefonate da ogni parte: il collega CT del 9825, che mi spiega di esser fermi a Rimini per noi, ma non riesce ad avere notizia alcuna, perché la Sala Operativa risulta sempre occupata (certo, molte delle volte, la Sala Operativa era al telefono con me, per gestire la situazione di bordo e non solo, se non stava parlando con tutte le figure ferroviarie e oltre); la Sala Operativa stessa; il poliziotto, l’Impianto di Venezia. Le telefonate erano tante, non riuscivo a respirare un attimo, perché o rispondevo ai passeggeri o al telefono, ma a un certo punto chiedo al collega del 9825, alla Sala Operativa, all’Impianto di Venezia, al poliziotto, perché tutti chiamassero me, che non ero il CT e la risposta comune è stata che il CT non rispondeva; forse era andato in tilt, forse era in panico, forse sotto shock.. Chi può dirlo? E’ umano, in certe situazioni, reagire nei modi tra i più svariati; lui, il mio collega, aveva forse solo bisogno di isolarsi e di chiuderai. Chi lo sa. So solo che chiamava solo me, ero l’unica con cui pare comunicasse, mi diceva, con voce normalissima, di chiamare questo o quell’altro e io c’ero, stavolta ce la potevo fare; ho la forza e la maturità sufficienti per affrontare tutto ciò e il mio vero essere è ciò che mi ha distinto: il sorriso e la risata, che non ho mai perso ed è proprio il collega del 9825 a sottolinearmelo, durante una delle nostre comunicazioni.

E’ praticamente mezzanotte, la fame mi divora, ma non c’è niente da mangiare, finché, apriti cielo, il tipo del carrellino a bordo mi da una brioche. Yuppie! Ehi, ancora non basta: f-a-a-a-a-a-m-e!!! Dopo un po’, arriva l’autorizzazione della Sala Operativa per far dare tutte le provviste e bevande rimaste nel carrellino ai passeggeri. Non voglio chiedere per me, mi sembra brutto, perché sono destinate ai passeggeri, ma alla fine cedo, perché devo rimanere in forze, vigile e attenta, fino a quando non sarà terminato tutto e allora chiedo quell’unica confezione con due tramezzini al tonno, che ho notato, visto che non mangio carne e approfitto. Il tipo del carrellino ne trova un’altra confezione al tonno e me lo da veloce veloce ed ecco 4 tramezzini che son più che pronta a divorare. Apro la prima confezione e..ops: 2 tramezzini son volati via. Dove son finiti? Ovviamente nelle mie voraci fauci, per depositarsi con molta grazia nella mia vuotissima panza 😛 Ah già: la nausea non mi ha mai abbandonata, anzi! Ho avuto pure il forte desiderio di vomitare, ma mi rimaneva tutto là, nausea compresa. Una passeggera mi chiede come faccia a mangiare e con sguardo da occhi fuori dalle orbite, ma con un mega sorriso, il mio solito sorriso giocoso, le rispondo che lui è morto, ma io son viva e che se dovevo occuparmi di tutti loro e non solo, dovevo prima occuparmi di me e rifocillarmi per essere sveglia e in forze. Mi appresto così all’assalto dell’ultima confezione coi 2 tramezzini rimasti, addento il primo dei 2, mentre continuo a muovermi rapidamente e senza sosta tra le vetture e tra i passeggeri per dare assistenza e gestire le operazioni in corso e.. Non ce la faccio più: la nausea è a livelli fortissimi, prendo un tovagliolo, getto tutto quello che ho in bocca, corro in bagno e mi provoco il vomito, ma non mi riesce, non vomito un bel tubo; piango per l’esasperazione di quello schifo che sento in corpo e per non esser riuscita nel mio intento, mi rassegno, ma nel rialzarmi, sento che apparentemente la nausea non c’è più.. Era vero: la nausea mi lascia tregua per qualche tempo, che soddisfazione! Ritrovo sorriso e la mia solita grinta, esco dal bagno e affronto tutto al meglio, quasi contenta per non aver quella sensazione pesante addosso. Il tempo passa. E’ notte fonda. Do priorità a una ragazza incinta all’ottavo mese. Una passeggera mi assilla, perché deve arrivare a Pescara entro un certa ora, per prendere il suo volo da 3000 € per le vacanze, ma solo alla fine che scopro che questa è la verità, perché sino alla fine, la passeggera se ne inventa d’ogni: deve lasciare un figlio al suo ex compagno a Pescara e prendere un volo da Roma alle 10 del mattino e non può perderlo, perché non ha una casa dove andare, dove dormire, invece, non voleva semplicemente perdere il volo per le vacanze, che si era sudata caspita, c’è un morto di cui ci occupiamo e tu le inventi per andare in vacanza? Mi stai facendo smuovere la Sala Operativa, per poi scoprire che devi andare in vacanza coi tuoi figli? Nel frattempo, gli altri passeggeri cominciano a stufarsi, non comprendono che non dipende da noi e che la morte di un suicida non è una colpa né di Trenitalia, né di noi a bordo, ma la gente non capisce. Continuo a rimanere disgustata dalle persone. Sempre di più. Se c’è un merito che posso dare a questo lavoro, A? quello di potermi mostrare come sono le persone davvero, nella loro accidia, nel loro egoismo, nella loro perenne polemica, nella loro aggressività e rabbia per ogni cosa, talvolta senza motivo, nella loro cattiveria, nel loro scaricare le responsabilità agli altri, nella loro irresponsabilità e nella loro immaturità, ma soprattutto nella loro ignoranza. Raro è vedere umanità, cuore. Continuo a camminare tra i passeggeri e alcuni si lamentano delle temperature, quali troppo fredde e altre troppo calde, ma loro non sanno cosa significhi avere carrozze davvero fredde o calde; queste sono perfettamente fantastiche, ma vaglielo a spiegare mio caro, così, approfittando del fatto che li vedo passeggiare lungo il treno, per sgranchirsi, gli dico di cercarsi la carrozza con la temperatura a loro idonea in cui trasferirsi. Molti sbuffano, altri si preoccupano delle valigie. Dico io: ma se non può salire nessuno e a bordo ci siamo solo noi, chi cavolo può rubarvi le valigie???? Li faccio prendere consapevolezza di ciò e sistemo le cose, ma c’è sempre la persona rognosa che te le deve fare girare ed ecco la passeggera stronza, che non le interessa che tu sia morto e si lamenta con acidità della temperatura fredda. Le rispondo una volta, le rispondo una seconda volta, ma lei imperterrita vuole attenzioni solo per lei, non vuole spostarsi, dove c’è la temperatura giusta per lei, non ne vuole sapere e allora si merita di esser ripagata della sua insensibilità: mi chino verso di lei, poggio le mani sul tavolino, reggendomi alle sue estremità, la guardo fissa negli occhi, con occhi sgranati, abbasso la voce, che esce calma e calda, a investirla della sua stessa insensibilità e le sbatto in faccia tutto quello che ho vissuto da quando son scesa dal treno, tutto ciò che ho visto, sentito e provato, nausea e vomito compresi; le dico di aver visto i resti del tuo corpo, il tuo trono qui, il tuo cuore là, il tuo piede da quella parte, le budella nel centro, l’odore nel mio naso scendere in ogni mia parte, la nausea che mi ha provata..bla bla bla..e le chiedo quanto credesse che io mi potessi occupare e preoccupare di questa adulta viziata? Era sbiancata, ammutolita, non ha più detto niente, eppure conservava sul viso, quell’espressione di stizza, che mi faceva venir voglia di prenderla a schiaffi, ma finito di dire la mia ultima parola, non le concedo nemmeno un altro secondo del mio tempo, mi alzo e me ne vado a occuparmi di tutto il resto.

Finalmente, ci danno l’ok: operazioni concluse. Vengo a sapere che hanno chiamato i tuoi genitori e mi viene da piangere, pensando al dolore che gli è stato inflitto in quell’annuncio e prego che non li obblighino al supplizio di dover veder i tuoi resti, anche se avranno dovuto fare il riconoscimento di quello che ti apparteneva e qualcosa l’hanno sicuramente vista; povere anime.

Arriviamo ad Ancona, dove a questo punto io e il collega ci saremmo dovuti fermare, invece di proseguire fino a Pescara, come avremmo dovuto, secondo il turno, invece ad Ancona ci chiedono di proseguire, se ce la sentivamo, perché non avevano altro personale che potesse scortare il treno fino a Pescara. Cosa fai allora? I passeggeri non avrebbero capito, anche se ce ne saremmo potuti fregare, perché le nostre condizioni fisiche e non, vengono prima, ma, almeno per quanto mi riguarda, non ho mai abbandonato la nave per prima, ho sempre fatto il mio dovere fino in fondo, almeno nelle situazioni critiche, come accadde quella notte di febbraio, bloccati tutta notte nella neve fino al mattino dopo, quindi ad Ancona carichiamo le provviste per i passeggeri e i cestini per me e il mio CT e facciamo ripartire il treno per permettere ai passeggeri di arrivare a destino.

Arriviamo a Pescara alle 2.30 e il collega e io riusciamo a prendere il treno notte delle 2.40. Potevamo fermarci a dormire a Pescara e rientrare non appena svegli, ma il collega e io concordavamo sul volere dormire nei nostri relativi letti di casa nostra, per poi svegliarci in casa propria e poi… Io avevo la consapevolezza che non avrei chiuso occhio; avevo la consapevolezza di non riuscire più a stare al buio da sola e da quella notte, non ho più dormito. Continuo a ringraziare di non aver mai trovato il tuo volto, per non associare ciò che ho visto, alla tua faccia, perché se da tutto ciò ci si riprende, dall’associare i tuoi occhi ai tuoi resti, non credo ci si riprenda presto e con semplicità.

Rimborso e risarcimento: che parole brutte in questo contesto. I passeggeri esigono il rimborso per tutto il ritardo, come se c’entrasse l’azienda. Care persone: quanto mi fate schifo! L’azienda non ha colpe in merito e voi pretendete il rimborso; io per il disgusto, vi dico di mettervi il rimborso proprio là, dove ben sapete e vi auguro che vi vada di traverso ogni singolo centesimo che prenderete. Ogni centesimo di quel rimborso, non vi viene elargito da Trenitalia, la quale chiede il risarcimento per ogni minuto di ritardo, alla famiglia del morto; ogni minuto costerà a queste famiglie oro, si parla di tante centinaia di € per minuto, per coprire le spese sostenute dall’azienda e per dare a voi miseri il rimborso che tanto contestate. Così facendo, aumentate il disagio di queste persone che già stanno soffrendo per la morte di una persona che amano e che non c’è più e in più si vedono costretti a dover sborsare migliaia di €, per qualcosa di cui non hanno colpa. Chi lo sa se li hanno tutti quei soldi? E se per questo, ora si dovranno indebitare? Ma l’avete una coscienza e un cuore? Non ho parole per il disgusto e per il dissenso verso tutti voi che mi circondate, per la vostra crudeltà, insensibilità, egoismo, ipocrisia. Spero che questo episodio e queste mie parole vi possano far riflettere e non vi facciano fare altrettanti errori, come richieste così assurde; il rimborso. Bleah. Che vi vada di traverso il rimborso. Che danno avete arrecato a queste famiglie, già sofferenti. Voi avrete il vostro rimborso, loro non avranno mai più il loro caro. Qui non vi sono colpe, se non le vostre. Riflettete e recuperate le vostre anime, ma soprattutto i vostri cuori, che avete abbandonato e perso e sostituito col portafogli.

Paolo, davvero non so cosa ti abbia spinto a fare questo tuo gesto, così inconsulto per noi tutti. Ti dirò: se fossi stato vivo, ti avrei stretto la mano per aver dimostrato di avere così tanto coraggio nel decidere di fare una cosa così..importante nella sua tragicità, ma mi chiedo, perché non hai usato questo coraggio, che hai dimostrato di avere, per decidere di affrontare ciò che ti ha spinto a questo passo così..uff..decisivo. Perché cavolo non hai deciso di tirar fuori le palle per vivere con coraggio, piuttosto che usare il coraggio per morire???

Lascia un commento