Categorie
Senza categoria

Un mese da “terremoto” ;-)

Dopo Trottolina e non ricordo quali siano gli altri miei nomignoli mi appartengano, “terremoto” potrebbe essere il mio nuovo nomignolo..in aggiunta agli altri 😛

 

Oggi A? GIUSTO un mese dal tuo addio..terremoto vero e terremoto nei nostri 2 cuori..che disastro abbiam fatto…devo ancora capire com’A? che tu hai sbagliato, tu mi hai ferito e tu hai chiuso definitivamente con me con quel brutto addio infelice…mah..fatico ancora a capire il genere umano nelle sue molteplici sfaccettature. Non sento la tua mancanza; no davvero..eccetto quando mi fanno il tuo nome, quando leggo il tuo nome, quando vedo il tuo viso in qualche tua foto, quando ti penso..in quei momenti, in quegli istanti, in quei frangenti mi manchi, mi viene il magone, un nodo alla gola grosso grosso, mi si stringe in cuore, ma non riesco ad arrabbiarmi con te, non riesco a volerti male, non riesco a biasimarti, non riesco ad accusarti, non riesco e non voglio aver parole cattive nei tuoi confronti..quel terremoto non è capitato per caso, anzi..ha scatenato tante cose e, per quanto nel modo sbagliato e doloroso, almeno per me, ha sortito il suo giusto effetto…non è ciò a cui sarei voluta arrivare, non avrei mai voluto non averti più nella mia vita, ma il tuo freddo addio è propedeutico, è giusto…è quel che mi permetterà di staccarmi dal cordone ombellicare che mi teneva legata a te e da te non volevo separarmi a ogni costo; tutto ciò solo a mio discapito, perché così facevo e faccio del male solo a me, visto che, invece, era ciò che tu volevi, perché a te stava bene così.

Un giorno ho letto sul libro scritto da un mio amico di corsi, un paragrafo che mi ha fatto spalancare gli occhi. Sai che io sono atea e sai che non sono condizionabile da certe cose. Comunque, in questo paragrafo, Luca, il mio amico, raccontava una conversazione con un uomo, il cui succo era che quest’uomo si teneva legato al dolore per la perdita precoce del padre, a cui dava tante colpe per la sua scomparsa. Questo suo tenersi legato a tale dolore era dovuto ai sensi di colpa che avrebbe provato, se avesse lasciato andare quel dolore e di conseguenza il padre, per esser felice, pensando che se fosse stato felice, questa felicità era fuori luogo, rispetto a una perdita così importante. Questo uomo credeva nella reincarnazione e chi crede in ciò, sa che una persona muore, quindi se ne va, quando ha completato la sua esperienza..

In un altro racconto dello stesso libro, il mio amico racconta di una donna, che non potendo avere figli, portava con sé il dolore come modo per far vedere al figlio che non ha mai avuto, il bene che gli vuole e l’importanza che lui ha per questa donna. Il mio amico scrive che, “quando una persona perde qualcuno che ama, non lo lasci andare e che continui a soffrire, perché i questo modo, pensa di dimostrare il suo amore per la persona che non c’è più. Ingenuamente, spesso, chi subisce una perdita pensa che vivere la propria vita serenamente sia una mancanza di rispetto per chi è scomparso, ma è ovvio che non è così”.

Io condivido pienamente le parole di Luca, l’autore del libro a cui mi riferisco e queste parole le ritengo calzino a pennello in qualunque contesto, senza necessariamente doverle utilizzare e/o associare a persone morte. Il mio pensiero, utilizzando questi frammenti dei 2 racconti di Luca, è che ogni persona che anche solo passa, seppur marginalmente, nella nostra vita, ha il suo perché, quindi quando una persona non è più nella tua vita (non nel senso che è morta, che sia chiaro) significa che ha “completato la sua esperienza”, cioé ha fatto ciò che doveva fare nel suo passaggio, sta a noi aver gli occhi e il cuore aperto per vederlo. Allo stesso modo, tutti noi ci leghiamo al dolore provato per qualcuno che non è più nella nostra vita (ribadisco che non intendo per forza qualcuno che è morto, ma mi riferisco anche solo a una persona con cui è finita una qualunque tipo di relazione) e non ci permettiamo, io per prima, di staccarci da questo dolore, perché farlo, ci fa credere che quella persona penserà che il nostro sentimento nei suoi confronti non era poi così forte e gli stiamo venendo meno o gli stiamo mancando di rispetto…così, però, sbagliamo, perché una persona per cui siamo o siamo stati importanti, può volere solo il nostro bene e la nostra felicità, quindi è nostro dovere per l’amore verso noi stessi, andare avanti e non sentirci in colpa se andiamo incontro alla nostra felicità.

Facile a dirsi, direte e lo penso anch’io, ma io ci sto provando ed ecco perché son sempre più felice…anche se tu, mio terremoto speciale o mio crucco speciale non ci sei più..io andrò avanti, sto provando, arrancando e arenandomi, a crearmi una nuova vita sentimentale..ahah, che impresa..ma tu hai il tuo posticino speciale nel mio cuore, lo sai..e un giorno le nostre strade si rincontreranno..anche se nel frattempo, sono in pensiero per te, perché non sentendoti, non so mai se stai bene o se ti succede qualcosa…voglio solo il meglio per te, sempre e comunque…e un mese senza completamente TE è appena passato..ti voglio bene e goditi l’Hungaroring 😉

Lascia un commento