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Emozioni Esperienze Formazione Lorena Chiara

Che “forza” star male.

Star sempre bene non è sempre facile.
Nemmeno per me.
Bisogna, però, voler star sempre bene.
Bisogna volerlo fortemente.
Allora metabolizzi, ci lavori su, ti impegni a trovar la soluzione, quindi la strada per star bene e ti impegni.
Ti impegni all’inverosimile, perché capisci che è più importante per te.
Difficile a volte.
Terribilmente Difficile, ma mai impossibile.
Ti mette alla prova, ti tempra, ti rende più forte e più capace, ma solo se il tuo impegno è proattivo.
Se lo vuoi dal profondo del cuore.
Come ora..mica facile..lo giuro..ho sentito il cuore stretto in una morsa..un pugno che lo stritola..soffoca..brucia..come in fiamme..lacera..orribile..da mancare il fiato!!!
Che situazione del cavolo si è creata.
Che situazione cattiva, malsana.
Mai l’avrei immaginata.
Mai l’avrei desiderata, ma è successa.
Mi han ferita.
Mi HA ferita.
Brutalmente, direi.
Sarà, perché mai me la sarei aspettata da questa persona.
Sarà per l’importanza che ricopre per me.
Sarà, perché, con questa vicissitudine, ho scoperto un nuovo sentimento, ho scoperto cosa e quanto rappresentasse questa persona per me..e non lo avevo mai mica capito!!! O_o
Bello non smetter di scoprire nuove sfaccettature del proprio cuore, nuove sfaccettature dell’amore che si può provare e la moltitudine di aspetti che l’amore prende.
Certo, avrei preferito senza dubbio non vivere mai quanto ora mi ferisce, ma, per mia fortuna, è più forte di me trovare sempre l’aspetto positivo: non avrei mai capito cosa sta nel mio cuoricino per questa persona.
Wow.
Ora che l’ho capito, però, dato tra l’altro il suo “basso” comportamento e, soprattutto, l’indifferenza e la non considerazione di me, di quanto mi sta facendo, di quanto sta succedendo…mi sarebbe fregato davvero realizzare ciò a scapito del mio star bene???
Naaaaa…
Quindi, cosa fare?
Prendermela con questa persona?
Sarebbe troppo facile, ma è errato, perché far dipendere come si sta dai fattori esterni, quindi da un’altra persona, è sbagliato!
Bisogna aver un certo equilibrio interiore con sé stessi, a prescindere da cosa avviene fuori da noi e da questo non deve dipendere la nostra felicità, che dipende appunto dal nostro stesso equilibrio.
Non è intelligente e non mi farebbe crescere.
Non sarebbe proattivo.
Cos’è, per me, proattivo?
Tirare fuori tutte le mie risorse che ho dentro di me (e fare sempre tanti profondi respiri!!!), per affrontare con intelligenza questa nuova esperienza, di cui sinceramente avrei fatto a meno, ma anche qui: se non fosse mai accaduto, seppur non è ancora superato e risolto, non avrei mai potuto vedere a che punto della mia vita sono arrivata, che maturità ho raggiunto, quali risorse ho sempre più sviluppato in me per affrontare questa splendida vita al meglio, i miei sviluppi, la mia intelligenza.
Capisco proprio in questi momenti, quando si dice che “siamo il risultato delle nostre scelte e delle nostre esperienze”.
Grazie a qualunque cosa Io abbia vissuto sinora, sono la persona che sono orgogliosa di esser, col tempo, diventata e anelo per l’arrivo di quel giorno in cui sarà sinceramente grata anche per questo che sto vivendo ora e che mi avrà fatta diventar ancor migliore.
Ahhh, quanto fa male ora il mio cuore, ma sa anche lui che ce la faccio.
Già, son certa che ce la faccio anche stavolta, per quanto.. uuuu che male, ma fuggire non fa per me.
Scappare dal dolore è la cosa peggiore che possiamo fare a noi stessi.
Fuggire non ci insegna a farcela.
Affrontare il dolore, ci permette di averne sempre meno paura; ci permette è di farci “amicizia”, di non viverlo come un demone da cui scappare; ci permette, piuttosto, di viverlo come una “normalità” da affrontar a testa alta e cuor più sereno, così saremmo sempre più pronti, più capaci, più preparati e più forti per ogni futura evenienza poco piacevole e la nostra vita sarà sempre mille volte migliore.
Salda in ciò, beh..fa male, fa dannatamente male e, nel contempo, son orgogliosa della mia forza, delle mie capacità, di come sto affrontando ciò ora (che agli occhi miei par giusto).
Condivido ciò, perché vi son molti che son convinti che Io sia immune da tutto questo o altri che si son convinti che io abbia le fette di prosciutto sugli occhi e, soprattutto, sul cuore, solo perché sempre solare, positiva fino alla nausea.
Cazzate!!!
Sono umana come chiunque altro, ma non rifuggo dalla realté, da eventi/situazioni/persone negative.
Ho solo un modo mio di affrontar le cose, che mi permette sinceramente di esser solare e positiva.
Condivido ciò, per far capire, che star bene è una scelta doverosa verso, in primis, sé stessi, il proprio intimo IO e, poi, verso chi ci ha donato la vita.
Condivido ciò, per far comprendere che..cazzo se è Difficile, certo che è Difficile, lo ò anche per me, quando il mio cuore fa così tanto male, ma se si affrontano solo cose facili, dove sta il mettersi alla prova, che porta all’evoluzione della specie, su cui Charles Darwin ci ha tanto illuminati e che permette di far distinguere i migliori da tutti gli altri?
Talvolta.. è FOTTUTAMENTE difficile, perché parliamoci chiaro: al cuor non si comanda davvero.
Vaglielo a dire al cuore che non deve legarsi, che non deve battere, affezionarsi, innamorarsi, che non deve soffrire per questo cosa o per quella persona..ma noi abbiamo un cervello, con cui AGIRE, con cui decidere “se” agire e “come” agire.
E’ questo che ci differisce da tutti gli altri.
E’ questo che ci rende unici nella nostra specie.
E’ questo che distingue il Campione.
Sta a te decidere cosa vuoi esser nella vita e nel cuore: IL Campione o il Chiunque altro?
Io so già cosa.
Ho deciso di essere e cosa sono.
Fai anche tu la tua scelta, ma senza lagnarti, perché sappi che la lagna è dei perdenti in partenza e così ti sei già definito ancor prima di iniziare la tua gara personale: la vita!
Per fortuna, ho almeno la certezza di non aver rimpianti.
Certo, magari ora, a posteriori, penso che avrei desiderato agire in alcune cose diversamente, ma non nel senso che non le rifarei o le cambierei in toto, ma nel senso che oserei di più, mi metterei di più in gioco, per prendermi di più dalla situazione, ma lo rifarei, anche perché consapevole che quanto è ora accaduto non è in mio potere, non dipende da me, quindi sarebbe successo in ogni caso, se si fossero ripresentate le stesse situazioni, che hanno portato all’ORA.

…”star bene” sto tornando da te… 

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Emozioni Libri Lorena Chiara

Esser UNICI

“Quello che voglio dire è che non ci può essere nessun altro,
da nessuna parte del Mondo,
che possieda esattamente la mia stessa combinazione di attribuiti fisici,
per dimostrare quanto io sia un qualcuno unico.
Che è un bel pensiero,
fino a quando non ti viene in mente che anche tutti gli altri sono dei qualcuno assolutamente unici.
Il che significa,
perciò,
che essere unici la cosa più comune e banale che si possa essere.
Che sembra una contraddizione in termini.
Ma lasciamo stare.”

Nik

Da “Ora che so” di Aidan Chambers

Adoro queste parole del libro..siamo tutti UNICI, peccato sia tra le poche che ne hanno la piena consapevolezza..se solo fossimo di più, il mondo sarebbe una favola a occhi aperti 😉 E’ il mio augurio che lascio leggiadro nella brezza marina, che ci accarezza qui sulla spiaggia, affinché raggiunga e solletichi la curiosità in qualcuno, perché comprenda quanto sia egli stesso UNICO e SPECIALE! mmmuuuaaa

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Emozioni Famiglia Lorena Chiara

Lacrime “suicide”.

Avevo già sentito oggi del suicidio della coppia marchigiana e del successivo suicidio del terzo, per il dolore per i coniugi, ma solo stasera, quando scorrendo la pagina di Facebook, vedo il post/link di marito e moglie marchigiani suicidi, ecco che enormi lacrimoni solcano il mio viso..guardo i loro volti, hanno visi ed espressioni tenere e bonaccione e partono i singhiozzi.
Li immagino come se fossero i miei genitori e giuro che proprio non ce la faccio.
Li guardo e li riguardo, li immagino fare quell’atto o, per lo meno, cerco di immaginarli, mentre possono attuare un simil follia e…ma nooo cavolo!!!
Non si può proprio vedere una tale..grrrr!!!!!
E’ uno scempio!!!!
Non voglio credere a tanto schifo!!!
Perché è uno schifo, che si viva disperazione per (concedetemi la frase) la paura che ci si veda portato tutto via.
No no e ancora no!!!
Come siamo arrivati a tutto ciò??????
E’ innnnnnnnnaaaaaaammmmmmiiiiiisssssiiiibbbbbbiiiiillllleeee!!!!!!

Che rabbia!!!

Che dolore!!!

Lo so: non li conoscevo, ero troppo lontana e non avrei potuto fare nulla davvero, MA…sarei voluta esser là a salvarli!
E le lacrime continuano a solcare e scavare il mio volto….

:-((((((((((((

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Automobilismo Emozioni Lorena Chiara Passione

Far l’Amore con le curve :-)

Auto + me + strada + musica..
..tratto dopo tratto, curva dopo curva..ti imbatti nella prima, sinuosa, accattivante, sensuale, ammaliante..la studi, la senti, la vivi con tutto il corpo..auto-corpo-strada-curva diventano tutt’uno. Lei, la curva che la fa da padrona, mi travolge, si fa accarezzare, si fa percorrere e io la seguo in totale simbiosi con tutta me stessa nella sua dolcezza, nella sua irruenza, nella sua forma più estrema, nel susseguirsi cm dopo cm della sua più provocante rotondità e il mio corpo ne prende le sembianze..fino alla curva dopo..questa più timida, riservata..ti imbatti in essa, ma, in previsione di quella successiva, assai più generosa, sacrifichi la prima per concederti completamente alla seconda..e così via, come a fare l’amore in questa sensualissima danza immacolata ed eterna come nell’8 dell’Infinito..uuuu..da perdizione 😉 

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Emozioni Famiglia Lorena Chiara

Be positive :-)

Ieri ho letto il commento scritto a uno dei tanti post, scritti dal mio fratellino…lui, così antitetico a me, così in lotta col mondo, con mio padre e talvolta con me…siamo così diversi e così diametralmente opposti, ma…con lo stesso cuore….il mio fratellino (che tanto -ino non è affatto, per il ragazzone di oltre un metro e 80 che, all’età di 27 anni…quindi già un uomo, ma per me sarà sempre il mio fratellino, colui di cui mi son sempre dovuta..e poi voluta…occupare, da quando me lo “appiopparono” ai miei 4 anni) ha un cuore davvero grande!!!! Fa tanto il duro, solo perché nel tempo ha scelto la strada che lo ha fatto indurire, ma il suo cuore così buono, che ne vado fiera..e ieri…ieri gli chiedevano, come potesse essere, per lui, ogni giorno un buongiorno, visto che ogni mattina non fa che augurare il buongiorno su Facebook. Lui ha candidamente risposto che bisogna esser positivi.

Wow!!!! E’ come me!!!! Io non lo conosceva sotto questa luce. Lui sempre così incazzoso, scontroso e negativo, dice di esser positivi e augura il buongiorno dal mondo di Facebook. Nel leggere quella sua risposta e quelle sue parole, mi si è riempito il cuore…per lo stupore, per la meraviglia, per l’orgoglio che provo verso mio fratello!!!! Sono moooooolto fiera di lui e per qualunque motivo lui stia tirando fuori questa serie di cose buone, intelligenti e sane, ne sono infinitamente grata, fiera e felice! 

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Emozioni Esperienze Lorena Chiara

Lunedì 11 febbraio 2013

Lunedì 11 febbraio 2013

Chi mi conosce dovrebbe saperlo, chi non mi conosce dovrebbe capirlo da quel che scrivo, perché son verace, son sincera, son spontanea. Sono solare e sempre sorridente. Tenete per voi commiserazione, pena, compassione, i “mi dispiace” gratuiti (alcuni sentiti, i più dovuti, per circostanza), i toni al telefono commiserevoli, da funerale. Non sto morendo, non ho mai rischiato. Né nei precedenti interventi, né se davvero arriverò a operarmi per la terza volta entro i prossimi 6 mesi. Ho firmato un mega contratto con quel cornuto del diavolo, perché devo campare cent’anni per rompere le scatole ancora a troppa gente. Tranquilli: nella stipula dell’accordo col diavolo, son stata affiancata da un avvocato coi contro bip, niente lasciato al caso e postille/cavilli legali ben saldi e sicuri 😛 Mi riempite di futile malsana negatività che non mi appartiene, ma che appartiene solo a voi, di cui siete succubi e ne fate una ragione di vita…ma a me no, no grazie. Tenetevi le vostre fisime..ops, le vostre seghe mentali solo per voi, per continuare a deprimervi. Vi mettete date di scadenza anche quando potreste campare altri mille anni, ma non lo sapete. Capisco che i più tra voi non sappiano nulla di formazione e di corsi di formazione, ma, soprattutto grazie a essi, ho preso consapevolezza del potere della nostra psiche e dei condizionamenti nostri e, soprattutto, esterni. Se un medico vi dice che vi rimane tot da vivere, voi morirete proprio entro quella data, proprio come un cibo in scadenza, ma noi non abbiamo date di scadenza, se non quella che ci diamo noi e a me non servivano corsi di formazione per scoprirlo, perché mi son già operata all’utero 2 volte, quando la parola “formazione” era ben lontana dall’esser annoverata nel mio vocabolario dell’epoca, eppure ho sempre vissuto combattendo, lottando, aggrappandomi alla vita come se ogni giorno fosse il primo della mia nuova vita..Roberto Re oggi non poteva scrivere sms più azzeccato: “I PUROSANGUE non cedono mai fino al traguardo! Vuoi essere un purosangue o un ronzino? Allora non mollare e dai tutto te stesso, quando affronti un ostacolo!” ..non ricordo una sola occasione nella mia vita in cui sia stata un ronzino, perché ho sempre solo scalpitato come il migliore dei purosangue e non smetterò mai, ma proprio mai, di mollare, non è mai stato contemplato nella mia natura. Cxxx continuo a rivere messaggi in posta di Facebook, sul cell, su Whatsapp pieni di “mi dispiace/ sii forte/ vedrai andrà bene/ la vita è ingiusta/ bla bla bla” e telefonate con toni che farebbero morire anche i già morti…ripigliatevi!!!! La vita non è affatto ingiusta, anzi è giustissima, perché fa una scrematura alla “Highlander”, cioè solo i migliori sopravvivono e vanno avanti. Essa ci pone delle prove, che qualcuno chiama problemi, altri ostacoli, etc etc, ma sempre prove sono, mere sfide alle quali sta noi decidere se rispondere o meno. Ciò che fa la differenza è la nostra risposta a queste prove/ sfide. Il libero arbitrio ci permette di decidere se non accettarle, se scappare o se accettarle e affrontarle. La nostra risposta, prevede, poi, delle ReAzioni e dall’esito di tutto ciò, noi ne possiamo uscire abbattuti, remissivi, perdenti, afflitti o migliori, più forti, combattivi, più savi, più “intelligenti”, dei vincenti, l’evoluzione di noi stessi.
Quello è il vostro modo di vivere il mondo e la vita, non il mio. Imparate a relazionarvi con qualcuno, ricordandovi con chi vi state relazionando e non comportatevi secondo le vostre regole. Uscite dai vostri schemi. E’ come se invitaste a cena un vegetariano e cucinate solo carne, perché per voi funziona solo così. Non esistono solo le vostre regole e non comportatevi come se solo la vostra visione del mondo fosse quella giusta…sono davvero seccata da quei toni da funerale al telefono o tutta quella desolazione nei vostri messaggi. Sono malsani, imparatelo, deleteri e fuori luogo..IO NON sono quella, non sono voi, non sto morendo cazzo…ho “solo” fatto una cavolo di biopsia, che ha fatto male a me, hanno tagliuzzato me e son qui che gioisco, che vivo ogni istante come fosse il primo di ogni mio minuto di vita; sono entrata in ospedale per fare esami di approfondimento, perché qualcosa non va di nuovo e sono uscita con qualche zac zac all’utero, eppure sono uscita agguerrita, vogliosa di afferrare e tenermi stretta questa biiiip di vita e voi mi fate le paranoie; sono io che ho provato anni fa una cazzo di anestesia nel collo dell’utero e vi sfido a non batter ciglio, come feci io, quando un biiip di ago per niente corto e per niente piccolo vi penetra in una parte di tessuto molle molle (per inciso, ho fatto questa similitudine a un’amica: immaginate che vi infilino un ago sulla punta del pene di un uomo, che credo sia la loro parte più dolorosa e aumentate il male per 100…ecco cosa ho provato). Vado all’accettazione per pagare 16 euro; entro in studio; qualcosa non va..ancora cazzo…allora zac zac e quando torno alla cassa i 16 euro sono diventati 138 euro e, dopo averci lasciato il sangue alle casse (e sono solo al mio primo ritorno di tanti all’ospedale) ancora rido..e voi cosa fate??? Perdindirindina, venerdì ho aperto le gambe e han fatto festa, giovedì..il 14..San Valentino..vi torno e mi palpano le tette che non ho…la tragedia è questa: ci fosse mai un medico bono a fare queste cose…anzi, ci fosse una volta un medico uomo, punto..sempre donne..sì sì, una tragedia…e che cavolo!!!! ahahahah.. Pietà, pena, desolazione, tristezza..bla bla bla…ma andate dove dico io e lasciatemi sorridere, perché le mie risate, i miei sorrisi, la mia cordialità, la mia meravigliosa gioia di vivere sono veri, veraci, autentici e per niente studiati o di facciata o automenzogne…io SONO VERA, SONO COSì!!!!
Al prossimo, quindi, che mi chiama con quei toni, prima una vaffa doveroso e sentito, ma al contempo cordiale e poi..tu-tu-tu-tuuuuuuuu…a chi mi scrive ancora quelle mediocrità, non risponderò più, neppure per il mio gran senso dell’educazione., magari vi cancello anche da Facebook. Basta, basta e ancora basta! Voi mediocri, io NO! Io vivo e me la vivo, imperfettamente me, vivo e non voglio più mediocri piagnistei…e non voglio qui commenti con battute nemmeno per scherzo!!!! Sono serissima in questo!!!! Fiuuuuuuuuu…da venerdì se fosse stato per voi, sarei già nella bara…ma ‘sti cazzi!!!! prrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrr ahahhahahahahahah

Scusate, ma quando ce vo’, ce vo’!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

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Emozioni Esperienze Lorena Chiara Passione

Perchè scrivo di me..

Più volte mi è stato chiesto…incuriositi per mille ragioni, ogni tanto mi viene chiesto, perché io scriva tanto di me, così pubblicamente, così genuinamente, ingenuamente, talvolta scioccamente..rispondo più o meno sempre allo stesso modo, com’è ho fatto anche con Già diversi giorni fa all’esordio del nostro messaggiare, ma oggi mi si è presentata l’occasione per rispondere lui in maniera quanto più esaustiva possibile..

-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.

Proprio stasera un’amica, a cui voglio molto bene, mi ha scritto delle cose stupende:

– Che donna che sei!!!!!

Ma come fai???

– A dire il vero, non lo so, per me è normale, direi naturale. Io onestamente non saprei far diversamente. Mi sentirei spegner, mi sembrerebbe di non esser viva..lo vivo, quando mi fermo, duro poco..starei male, se non fossi così. Non so spiegarti, sono come succube dell’imparare. Per me, la vita è troppo bella per non prenderne e apprenderne ogni cosa. Così tante cose da fare, da imparare, da vedere, ma soprattutto da vivere. Vivo con gli occhi sgranati dallo stupore come quelli dei bimbi. Vivo con la meraviglia nel sangue, è la mia linfa.

– Sei bestiale.

Mi carichi un sacco.

Ti leggo.

Quando sono pensierosa, vado sul tuo profilo e sono felice.

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Copio-incollo e giro solo le parole di lei al mio amico..e..

“Capisci, ora, qual è il senso dei miei post? Tante persone mi riempiono di messaggi di questo tipo”

– Concordo. Per lo stesso motivo, ti rompo le scatole tutti i giorni e adoro chiacchierare con te.

“Beh..Facebook e social vari sono, per lo più, strumenti usati impropriamente. Per me, è uno strumento per cambiare il mondo. Non leggere, per favore, presunzione nelle mie parole..TE NE PREGO..Il mondo si cambia dalle piccole cose..e anche la pace nel mondo si può avere, facendo piccoli gesti ogni giorno. Io mi sento sinceramente speciale (Per inciso: ciascuno di noi dovrebbe trovare in sé il proprio motivo per cui sentirsi speciali, perché tutti lo siamo!). ”

– E lo sei. Con la convinzione di esser molto fortunato, mi addormenterò sereno.

“Sarà, perché ho questo modo particolare di usare i sensi..ogni mio senso..ogni mio pensiero..non so..mi sento su un altro piano, rispetto agli altri, ma non intendo superiore, solo come su ..su un mondo parallelo tutto mio..i miei occhi vedono diverso, la mia pelle sente diverso, così come le mie orecchie..non so..quando apro bocca, non so tirar fuori le parole che ho dentro, ma quando scrivo, tutto cambia come per magia..quando scrivo, sono IO..e forse è un dono, non lo so..ma che lo sia o no, è qualcosa con cui posso aiutare tante persone che hanno bisogno di questa parte di me, di questo che so dare, perché ciò che fa la differenza è proprio DARE e io do questa parte di me, che fa la differenza per gli altri, negli altri, con gli altri. Non so fare molto, ma questo sì e ho scoperto che ha grande importanza, fa quella differenza che lascia il segno e a me non costa niente, non costa fatica, niente artifici, semplicemente me, spontaneamente me.

Questo è il mio senso nel mondo. E’ il mio posto su questa terra. E’ il ruolo o compito che ho nel mondo. ”

– Ti ammiro.

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Emozioni Esperienze Famiglia Lorena Chiara Passione

Un sms..solo un sms..ed ecco la più entusiasmante delle avventure, appena cominciata :-)

Esistono davvero parole che possano descrivere certe emozioni, che talvolta nemmeno il cuor sa ben definire? Già, perché quello che ora il mio di cuore contiene è qualcosa non propriamente definibile..un sms..era solo un sms..quello in cui offrivo il mio aiuto a una persona importante e speciale della mia vita e speciale a prescindere, che colpita dalla SLA, ha deciso da molto tempo di lasciar traccia scritta della sua vita, delle sue avventure, di ciò che ha visto, vissuto, fatto, della storia, la nostra storia, quella che è stata nascosta da chi non voleva che venisse a galla, che fosse nota..e che io e altre manine di altre sante persone coinvolte, avremo la fortuna di vederle prender forma per iscritto, grazie al nostro aiuto..ma la SLA stessa, che da una parte è colpevole di limitarlo in questa sua missione di dare vita a quanto scritto sopra, tramite l’immortale parola scritta, dall’altra è colei che gli ha fatto prender la decisione definitiva di intraprendere quest’impresa fenomenale..quest’ometto di oltre 70 anni dal gran cuore, ha incrociato e condiviso strade con persone che molti altri posson solo sognare..quest’ometto divideva la “cameretta” con Angelo Scola..l’attuale Cardinale e Arcivescovo di Milano..ha conosciuto il ragazzo che ha segnato la fine di Parolini..e tant’altro che non posso dire..si posson davvero descrivere le emozioni di un’ora e un quarto di condivisione con la storia ancora viva dinnanzi ai miei occhi???

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Bambini Emozioni Fiabe Lorena Chiara

Cenerentola

La moglie di un ricco si ammalò e quando sentì avvicinarsi la fine, chiamò al capezzale la sua unica figlioletta e le disse: – Bimba mia, sii sempre docile e buona, così il buon Dio ti aiuterà e io ti guarderà dal Cielo e ti sarà vicina -. Poi chiuse gli occhi e morì. La fanciulla andava ogni giorno sulla tomba della madre, piangeva ed era sempre docile e buona. Quando venne l’inverno, la neve coprì la tomba di un suo bianco drappo e quando il sole di primavera l’ebbe tolto, l’uomo prese moglie di nuovo.

La donna aveva portato in casa due figlie, belle e bianche di viso, ma brutte e nere di cuore. Cominciarono tristi giorni per la povera figliastra. – Quella stupida oca, – esse dicevano, – dovrebbe stare in salotto con noi? Chi mangia il pane deve guadagnarselo: fuori, sguattera! – Le tolsero i suoi bei vestiti, le fecero indossare una vecchia palandrana grigia e le diedero un paio di zoccoli. – Guardate la principessa, com’è agghindata! – esclamarono ridendo e la condussero in cucina. Là dovette sgobbare da mane a sera, alzarsi prima di giorno, portar l’acqua, accendere il fuoco, cucinare e lavare. Per giunta le sorelle gliene facevano di tutti i colori, la schernivano e le versavano ceci e lenticchie nella cenere, sicché doveva raccoglierli uno a uno. La sera, dopo tante fatiche, non andava a letto, ma si coricava nella cenere, accanto al focolare e siccome era sempre sporca e impolverata, la chiamavano Cenerentola.

Una volta il padre, prima di andare alla fiera, chiese alle due figliastre che cosa dovesse portare loro. – Bei vestiti, – disse la prima. – Perle e gemme, – disse la seconda. – E tu, Cenerentola, – egli chiese, – che vuoi? – Babbo, il primo rametto che vi urta il cappello sulla via del ritorno, coglietelo per me -. Or egli comprò bei vestiti, perle e gemme per le due figliastre; e sulla via del ritorno, mentre cavalcava per un verde boschetto, un ramo di nocciolo lo sfiorò e gli fece cadere il cappello. Allora egli colse il rametto e se lo portò via. Giunto a casa, diede alle figliastre quel che avevano desiderato e il ramo di nocciolo a Cenerentola. Cenerentola lo ringraziò, andò sulla tomba della madre, piantò il rametto e pianse tanto che le lagrime vi caddero sopra e l’annaffiarono. Il ramo crebbe e divenne una bella pianta. Cenerentola ci andava tre volte al giorno, piangeva e pregava e ogni volta si posava sulla pianta un uccellino bianco, che, se ella esprimeva un desiderio, le gettava quel che aveva desiderato.

Ora avvenne che il re diede una festa che doveva durare tre giorni e invitò tutte le belle ragazze del paese, perché suo figlio potesse scegliersi la sposa. Le due sorellastre, quando seppero che dovevano parteciparvi anche loro, tutte contente chiamarono Cenerentola e dissero: – Pettinaci, spazzola le scarpe e assicura le fibbie: andiamo a nozze al castello del re -. Tu, Cenerentola, – esclamò quella, – sei così sporca e impolverata e vuoi andare a nozze? Non hai vestiti né scarpe e vuoi danzare? – Ma Cenerentola insisteva e la matrigna finì col dirle: – Ti ho versato nella cenere un piatto di lenticchie; se in due ore le sceglierai tutte, andrai anche tu – La fanciulla andò nell’orto, dietro casa e chiamò: – Colombelle mie e voi, uccellini tutti del cielo, venite e aiutatemi a scegliere le lenticchie,
le buone nel pentolino
le cattive nel gozzino.

Allora dalla finestra di cucina entrarono due colombe bianche e poi le tortorelle e infine, frullando e svolazzando, entrarono tutti gli uccellini del cielo e si posarono intorno alla cenere. E le colombelle accennarono di sì con le testine e ci si misero, pic, pic, pic, pic e allora ci si misero anche gli altri, pic, pic, pic, pic e raccolsero tutti i grani buoni nel piatto. Non passò un’ora che avevan già finito e volarono tutti via. Allora la fanciulla, tutta contenta, portò il piatto alla matrigna e credeva di poter andare a nozze anche lei, ma la matrigna disse: – No, Cenerentola; non hai vestiti e non sai ballare, saresti soltanto derisa -. Ma Cenerentola si mise a piangere e quella disse: – Se in un’ora riesci a raccogliere dalla cenere e scegliere due piatti pieni di lenticchie, verrai anche tu -. E pensava: Non ci riuscirò mai. Quando la matrigna ebbe versato i due piatti di lenticchie nella cenere , la fanciulla andò nell’orto dietro casa e gridò: – Colombelle mie e voi, tortorelle e voi, uccellini tutti del cielo, venite e aiutatemi a scegliere,

le buone nel pentolino
le cattive nel gozzino.

Allora entrarono dalla finestra di cucina due colombelle bianche e poi le tortorelle e infine , frullando e svolazzando, tutti gli uccellini del cielo e si posarono intorno alla cenere. E le colombelle accennarono di sì con le testine e ci si misero, pic, pic, pic, pic e allora ci si misero anche gli altri, pic, pic, pic, pic e raccolsero tutti i grani buoni nei piatti. E non passò mezz’ora che avevan già finito e volarono via. Allora la fanciulla, tutta contenta, portò i piatti alla matrigna e credeva di poter andare a nozze anche lei, ma la matrigna disse: – E’ inutile: tu non vieni, perché non hai vestiti e non sai ballare; dovremmo vergognarci di te -. Le voltò le spalle e se ne andò in fretta con quelle due figlie boriose.

Rimasta sola, Cenerentola andò sulla tomba della madre e gridò:

– Piantina, scuotiti, scrollati,
d’oro e d’argento coprimi.

Allora l’uccello le gettò un abito d’oro e d’argento e scarpette trapunte d’argento e di seta. In fretta in fretta, ella indossò l’abito e andò a nozze, ma le sorelle e la matrigna non la riconobbero e credevano fosse una principessa sconosciuta, tant’era bella nell’abito d’oro. A Cenerentola non pensarono affatto e credevano se ne stesse a casa nel sudiciume a raccogliere lenticchie dalla cenere. Il principe le venne incontro, la prese per mano e ballò con lei. E non volle ballare con nessun’altra; non le lasciò mai la mano e se un altro la invitava, diceva: – E’ la mia ballerina.

Cenerentola danzò fino a sera, poi volle andare a casa, ma il principe disse: – Vengo ad accompagnarti, – perché voleva vedere da dove venisse la bella fanciulla, ma ella gli scappò e balzò nella colombaia. Il principe aspettò che tornasse il padre e gli disse che la fanciulla sconosciuta era saltata nella colombaia. Il vecchio pensò: Che sia Cenerentola? E si fece portare un’accetta e un piccone per buttar già la colombaia; ma dentro non c’era nessuno e quando tornarono a casa, Cenerentola giaceva sulla cenere nelle sue vesti sporche e un lumino a olio ardeva a stento nel focolare: da un’apertura posteriore ella era saltata prontamente fuor dalla colombaia ed era corsa sotto il nocciolo; là si era tolta le belle vesti e le aveva deposte sulla tomba e l’uccello le aveva riprese; ed ella, nella sua palandrana grigia, si era stesa sulla cenere, in cucina.

Il giorno dopo, quando ricominciò la festa e i genitori e le sorellastre eran di nuovo usciti, Cenerentola andò sotto il nocciolo e gridò:

– Piantina, scuotiti, scrollati,
d’oro e d’argento coprimi.

Allora l’uccello le gettò un abito ancor più superbo del primo e quando, così abbigliata, comparve a nozze, tutti  si meravigliarono della sua bellezza, ma il principe l’aveva aspettata, la prese per mano e ballò soltanto con lei. Quando la invitavano gli altri, diceva: – Questa è la mia ballerina -. La sera ella se ne andò e il principe la seguì per veder dove entrasse; ma ella fuggì d’un balzo nell’orto dietro casa. Là c’era un bell’albero alto da cui pendevano magnifiche pere; ella si arrampicò fra i rami svelta come uno scoiattolo e il padre gli disse: – La fanciulla forestiera mi è scappata e credo si sia arrampicata sul pero -. Il padre pensò: Che sia Cenerentola?. Si fece portar l’ascia e abbatté l’albero, ma sopra non c’era nessuno e quando entrarono in cucina, Cenerentola giaceva sulla cenere come al solito: era saltata già dall’altra parte dell’albero, aveva riportato le belle vesti all’uccello sul nocciolo e indossato la sua palandrana grigia.

Il terzo giorno, quando i genitori e le sorelle se ne furono andati, Cenerentola tornò sulla tomba di sua madre e disse alla pianticella:

– Piantina, scuotiti, scrollati,
d’oro e d’argento coprimi.

E l’uccello le gettò un abito sfarzoso e rilucente come non ne aveva ancora avuti e le scarpette eran tutte d’oro. Quando ella comparve a nozze con quell’abito, non ebbero più parole per la meraviglia. Il principe ballò soltanto con lei e se qualcuno la invitava, egli diceva: – Questa è la mia ballerina.

Quando fu sera, Cenerentola se ne andò e il principe volle accompagnarla, ma ella fuggì via così rapida che non riuscì a seguirla, ma il principe era rincorso a un’astuzia e aveva fatto spalmare tutta la scala di pece: quando la fanciulla corse via, la sua scarpetta sinistra vi rimase appiccicata. Il principe la raccolse: era piccola, elegante e tutta d’oro. La mattina dopo andò dal padre di Cenerentola e disse: – Sarà mia sposa soltanto colei che potrà calzare questa scarpa d’oro -. Allora le due sorelle si rallegrarono, perché avevano un bel piedino. La maggiore andò con la scarpa in camera sua e volle provarla davanti a sua madre, ma il dito grosso non entrava e la scarpa era troppo piccolina: allora la madre le porse un coltello e disse: – Tagliati il dito: quando sei regina, non hai più bisogno di andare a piedi -. La fanciulla si mozzò il dito, serrò il piede nella scarpa, contenne il dolore e andò dal principe. Egli la mise sul cavallo come sua sposa e partì con lei, ma dovevano passare davanti alla tomba; due colombelle, posate sul cespuglio di nocciolo, gridarono:

– Volgiti, volgiti, guarda:
c’è sangue nella scarpa.
Strettina è la scarpetta.
La vera sposa è ancor nella casetta.

Allora egli le guardò il piede e ne vide sgorgare il sangue. Voltò il cavallo, riportò a casa la falsa fidanzata, disse che non era quella vera e che l’altra sorella provasse a infilare la scarpa. Essa andò nella sua camera e riuscì facilmente a infilare le dita, ma il calcagno era troppo grosso. Allora la madre le porse un coltello e disse: -Tagliati un pezzo di calcagno; quando sei regina, non hai bisogno di andare a piedi -. La fanciulla si tagliò un pezzo di calcagno, serrò il piede nella scarpa, contenne il dolore e andò dal principe e questi la mise sul cavallo come sposa e andò via con lei. Quando passarono accanto al nocciolo, le due colombelle gridarono:

– Volgiti, volgiti, guarda:
c’è sangue nella scarpa.
Strettina è la scarpetta.
La vera sposa è ancor nella casetta.

Egli le guardò il piede e vide il sangue che sgorgava dalla scarpa, sprizzando purpureo sulle calze bianche. Allora voltò il cavallo e riportò a casa la falsa fidanzata. – Neppur questa è la vera, – disse, – non avete altre figlie? -No, – disse l’uomo, – c’è soltanto una piccola Cenerentola tristanzuola, della moglie che mi è morta: è impossibile che sia la sposa -. Il principe gli disse di mandarla a prendere, ma la matrigna rispose: – Ah no, è troppo sporca, non può farsi vedere -. Ma egli lo volle assolutamente e dovettero chiamar Cenerentola. Ella prima si lavò ben bene le mani e il volto, poi andò a inchinarsi davanti al principe, che le porse la scarpa d’oro. Allora ella si mise a sedere sullo sgabello, tolse il piede dal pesante zoccolo e l’infilò nella scarpetta: le stava a pennello e quando si alzò e il re la guardò in viso, egli riconobbe la bella fanciulla con cui aveva danzato e gridò: – Questa è la vera sposa! – La matrigna e le due sorellastre si spaventarono e impallidirono dall’ira, ma egli mise Cenerentola sul cavallo e se ne andò con lei. Quando passarono accanto al nocciolo, le due colombelle bianche gridarono:

– Volgiti, volgiti, guarda:
non c’è sangue nella scarpa,
che non è troppo piccina.
Porti a casa la vera sposina.

E poi scesero a volo, si posarono sulle spalle di Cenerentola e là rimasero, l’una a destra, l’altra a sinistra.

Quando stavano per esser celebrate le nozze, arrivarono le sorellastre, che volevano ingraziarsi Cenerentola e partecipare alla sua fortuna e, mentre gli sposi andavano in chiesa, la maggiore era a destra, la minore a sinistra di Cenerentola e le colombe cavarono un occhio a ciascuna. Poi, all’uscita, la maggiore era a sinistra, la minore a destra e le colombe cavarono a ciascuna l’altro occhio. Così furono punite con la cecità di tutta la vita, perché erano state false e malvagie.